La moda circolare è un insieme di gesti concreti, visioni d’artigianato e scelte quotidiane. In una parola, è la capacità di fare la propria parte. È esattamente da questo punto di incontro che nasce il dialogo tra eco-à-porter e Michele Roncada. Il designer veronese che dal 2016 trasforma vecchi tendaggi, tovaglie e stoffe dimenticate in camicie unisex prodotte in esemplari unici.

Dai mercatini e dalle dimore di provincia sino ad arrivare agli estimatori in Giappone e negli Stati Uniti, la storia di Michele è un percorso chiaro. Racconta il recupero della bellezza nascosta, il rispetto per l’ambiente e la valorizzazione dell’artigianalità.
Dal recupero di un tendaggio alla nascita di un brand sostenibile
Tutto ha origine nel 2016 a Rivoli Veronese, da una serie di sperimentazioni sartoriali condotte su vecchi tendaggi d’arredo. L’apprezzamento per le prime camicie spinge Michele a registrare un marchio con il proprio nome e cognome. Si tratta di una scelta semplice e strategica per posizionarsi sul web senza omonimi e dispersioni. Dal lancio dello store online nel 2018, il pubblico ha risposto con entusiasmo. Il Brand ha così raggiunto rapidamente i mercati americano e giapponese.
La selezione dei materiali nasce da un’intuizione visiva ed emotiva. Michele passa dai ricami classici dei primi anni alle stravaganze cromatiche più recenti, mantenendo come filo conduttore l’alta qualità del tessuto. Ogni stoffa recuperata deve evocare una storia. Come scolpendo la materia, l’opera appare già contenuta all’interno della trama d’epoca; il compito del designer è solo quello di rivelarla, trasformandola in una camicia irripetibile.

L’artigianalità del dettaglio: tra vestibilità e packaging circolare
Lavorare con materiali vintage richiede una conoscenza profonda della loro struttura. Prima di ogni taglio, i tessuti d’arredo vengono accuratamente controllati e sottoposti a trattamenti di sterilizzazione. Eventuali piccole imperfezioni non vengono nascoste, ma valorizzate come segno tangibile del tempo e dell’autenticità del materiale. Le stoffe d’arredo hanno spesso una grammatura importante. Per questo motivo, la modellistica viene adattata capo per capo, garantendo sia la resa estetica sia una vestibilità fluidamente unisex.
Michele cura personalmente l’intero ciclo produttivo. Realizza anche il packaging finale in ottica di circular economy. Spedisce le camicie in cofanetti in legno restaurati o in portabottiglie in cartone recuperati dalle cantine vinicole. Anche i cartellini che accompagnano i capi sono realizzati a mano, ritagliati e timbrati singolarmente, riducendo al minimo l’impiego di materiali vergini.

Noi facciamo la nostra parte: la filiera affettiva e il valore del gesto.
Il principio di fare la propria parte guida un modello di consumo consapevole. In dieci anni di attività, l’impiego esclusivo di stoffe già esistenti ha ridotto l’impatto dei rifiuti tessili. L’invito rivolto ai clienti è quello di considerare l’abito come un bene da preservare o rimettere in circolo, valorizzando il second hand e la cessione spontanea dei capi che non si indossano più, così da donare loro nuova vita senza gravare sulle risorse ambientali.
Da questa visione è nata una vera e propria catena circolare con la community. I clienti che ritrovano nelle soffitte di famiglia tendaggi o tovaglie d’epoca possono inviarne le immagini. Se la metratura consente di produrre tre o quattro pezzi, una camicia viene donata gratuitamente a chi ha fornito la materia prima, magari intitolandola proprio alla persona che custodiva quelle stoffe. Questo scambio elimina i costi di ricerca, azzera gli sprechi e consolida un legame profondo basato sulla memoria e sulla condivisione.

La poetica del vestire intelligente e le prospettive future
La sostenibilità del brand va oltre il tessile. Il progetto sostiene la piantumazione di alberi e finanzia enti dedicati alla salvaguardia di specie a rischio, mantenendo la massima trasparenza attraverso la condivisione delle relative certificazioni.
L’obiettivo principale resta diffondere la “poetica del vestire intelligente”. Questo approccio invita a superare l’apparire per riscoprire la storia e il significato di ciò che si indossa. Tra i progetti futuri figurano l’utilizzo di scatole da calzature per le spedizioni e il riuso sartoriale di uno scarto industriale ad alto impatto, per dimostrare che la moda consapevole può e deve fare la differenza.

La bellezza del gesto condiviso
Raccontare realtà come quella di Michele Roncada riafferma il senso della nostra scelta di supportare e divulgare la moda sostenibile. Troppo spesso pensiamo che per cambiare le cose servano rivoluzioni monumentali, dimenticando che la vera trasformazione nasce dalla somma di scelte quotidiane e consapevoli. Quando un tessuto dimenticato torna a vivere, quando il recupero si trasforma in memoria affettiva e quando chi crea e chi indossa decidono, semplicemente, di fare la propria parte, la moda smette di essere solo superficie e diventa un atto di profonda responsabilità e bellezza.






