Negli ultimi anni la ricerca sui materiali di nuova generazione (next-gen materials) ha compiuto passi da gigante, spinta dalla necessità di trovare alternative concrete ed etiche sia ai tessuti sintetici derivati dal petrolio, sia alle pelli di origine animale o alle tradizionali «ecopelli» in poliuretano e PVC.
In questo scenario di profonda trasformazione si inserisce il progetto Dryads Fiber, guidato da Knowledge for Business (K4B), che propone una visione rivoluzionaria: coltivare la materia prima anziché estrarla o allevarla, sfruttando la forza creatrice dei microrganismi e dei processi fermentativi.
Che cos’è la nanocellulosa batterica?
Alla base del progetto Dryads Fiber c’è un processo brevettato che impiega microrganismi per produrre nanocellulosa batterica (BNC), un biopolimero ottenuto mediante processi fermentativi a basso impatto energetico.
A differenza della cellulosa tradizionale, che richiede l’abbattimento di alberi o l’impiego di colture agricole ad alto consumo di suolo come il cotone, la nanocellulosa batterica cresce in vasche di coltura in circa 15 giorni. Il “nutrimento” per questi micro-organismi è del tutto naturale e sostenibile: acqua, tè, aceto e zucchero (saccarosio) o melassa, con la possibilità di integrare sottoprodotti ed esuberi della filiera agricola locale in un’ottica di vera economia circolare.
Il risultato? Una volta essiccato, il materiale presenta una texture, un’elasticità e una resistenza meccanica del tutto simili alla pelle animale. Può essere lavorato con le medesime tecniche di confezione — dalla colorazione alla goffratura, fino alla cucitura — dimostrandosi idoneo per l’alta moda e la pelletteria.

I numeri della sostenibilità: acqua, purezza e zero sprechi
Per comprendere il valore di questa tecnologia, occorre osservare l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita del materiale:
- Drastica riduzione del consumo idrico: per produrre 1 m² di tessuto (denominato Scokin) occorrono al massimo 250 litri d’acqua. Un dato straordinario se confrontato con i 1.900–2.300 litri necessari per la stessa quantità di cuoio o i 1.600–2.000 litri del cotone convenzionale.
- Purezza al 99,8%: l’elevatissima purezza della fibra nativa elimina drasticamente l’uso di sostanze chimiche aggressive, detergenti e sbiancanti solitamente impiegati nelle fasi di lavaggio della cellulosa vegetale o nella concia.
- Biodegradabilità e sicurezza: essendo una matrice bio-based al 100%, il materiale è interamente biodegradabile a fine vita, abbattendo l’impronta di carbonio e prevenendo la dispersione di microplastiche nell’ambiente.
- Design “Self-Grown” e zero scarti: una delle caratteristiche più affascinanti della nanocellulosa batterica è la sua moldability. Può infatti essere coltivata non solo in fogli piani, ma direttamente in stampi o forme 3D predefinite. Questo permette di produrre componenti o capi su misura senza generare sfridi di taglio.
Come evidenzia Massimo Bracale, Direttore Sviluppo e Innovazione per Knowledge for Business:
«Il progetto Dryads Fiber risponde alle concrete esigenze di decarbonizzazione dell’Unione Europea, dimostrando che è possibile sostituire materiali da sintesi chimica o fonti fossili con matrici rinnovabili e locali, capaci di coniugare un’elevata resistenza meccanica a un’estetica raffinata».

Dalla tecnologia al palcoscenico: l’esperienza con il Teatro San Carlo
L’efficacia e la resa estetica di questo materiale non sono rimaste confinate nei laboratori di ricerca. Nel 2025, la nanocellulosa prodotta nell’ambito del progetto ha fatto il suo esordio ufficiale nel mondo dell’arte e della sartoria teatrale grazie a una prestigiosa collaborazione con il Teatro San Carlo di Napoli, dove è stata utilizzata per la realizzazione di parte dei costumi di scena dell’opera Salomè.

Verso la scala industriale: l’investimento in Campania
Il percorso di Dryads Fiber sta ora compiendo un passaggio cruciale: la transizione dalla scala di laboratorio a quella industriale. È infatti in fase di avvio un importante piano di investimento destinato alla produzione dei primi lotti di materiale, sostenuto e cofinanziato da un progetto approvato dalla Regione Campania.
L’iniziativa punta a realizzare, entro il 2027, una capacità produttiva di circa 20.000 metri quadrati di nanocellulosa batterica destinati al settore tessile e della moda. Un traguardo strategico che permetterà di offrire al mercato volumi concreti e costanti, favorendo la decarbonizzazione delle filiere e rafforzando il ruolo del Mezzogiorno come polo d’innovazione per i materiali del futuro.
Il progetto Dryads Fiber ci ricorda che la vera sostenibilità della moda non risiede soltanto nel correggere i processi del passato, ma nel riprogettare da capo l’origine stessa della materia prima. Vedere una risorsa biologica e circolare passare dai laboratori di ricerca ai laboratori sartoriali di una grande istituzione culturale come il Teatro San Carlo, per poi strutturarsi in una filiera industriale sul territorio, dimostra che la transizione verso materiali next-gen è già in atto. Non si tratta di rinunciare all’estetica o alla qualità artigianale, ma di arricchirle di una nuova consapevolezza: quella di una moda che impara ad allearsi con la natura, coltivando bellezza senza lasciare tracce.






