Il 17 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Riparazione. È un tema che ci sta particolarmente a cuore, sia come redazione di eco-à-porter che come individui.
Viviamo in un’epoca frenetica. La società attuale richiede ritmi elevati, iper-performanti e ci spinge a produrre e consumare a velocità insostenibili. In questo contesto, il nostro approccio al vintage e alla sostenibilità va controcorrente. Non è sempre facile conciliarlo con la vita quotidiana, ma è una scelta di campo fondamentale.
Il cortocircuito tra filosofia di vita e pragmatismo
Sulla carta, sempre più persone desiderano ridurre il proprio impatto ambientale e lasciare un’impronta più leggera sul pianeta. Vogliamo utilizzare le risorse senza esaurirle. Tuttavia, spesso ci scontriamo con un profondo divario tra la teoria e la realtà quotidiana.
Quante volte ci ripetiamo di voler riparare quel capo a cui siamo affezionati, ma finiamo per acquistarne uno nuovo perché risulta più economico? Quante volte cerchiamo un pezzo di ricambio per un elettrodomestico, scoprendo che è fuori produzione da anni?

L’obsolescenza programmata degli oggetti e le dinamiche del fast fashion sono le colonne portanti di un modello economico basato sull’iper-consumismo. Invertire questo meccanismo è complesso, ma anche un piccolo gesto quotidiano può fare la differenza per trasformare la società.
Oltre il consumo: la perdita dell’educazione al valore
Oggi l’atto di indossare più volte lo stesso abito o utilizzare uno smartphone fino a fine vita viene talvolta percepito come un limite. Ci troviamo immersi in un modello usa e getta che spinge ad acquistare continuamente per dimostrare qualcosa.
Spesso giustifichiamo l’acquisto a basso costo chiamando in causa il ridotto potere d’acquisto. Sebbene la pressione economica sia reale, il confronto con il passato rivela un cambiamento culturale profondo. Un tempo, l’acquisto non strettamente necessario era riservato a occasioni speciali. C’era una diversa educazione al consumo che oggi sembra essersi smarrita.
Il paradosso della nostra società è evidente: non potendo consumare beni di alta qualità, ci accontentiamo di prodotti scadenti o ci indebitiamo per inseguire un’illusione di abbondanza.
Il significato culturale e simbolico del rammendo
Riparare non significa solo risparmiare. Significa restituire valore, dignità e memoria a ciò che possediamo. La cultura e la storia ci offrono insegnamenti preziosi attraverso pratiche tradizionali come:
- Il Kintsugi e il Sashiko giapponesi, che valorizzano le spaccature e i rammendi evidenziandoli con fili preziosi.
- Il Quilting nordamericano e le tecniche artigianali di riuso tribale.
Un oggetto o un abito riparato porta con sé una storia e diventa unico e più bello proprio grazie alle sue cicatrici.

Imbastire i margini del nostro futuro
Il concetto di riparazione va oltre gli abiti e gli oggetti. Questo gesto racchiude un valore sociale, relazionale e politico molto profondo. Oggi le ferite da risanare a livello globale e nazionale sono numerose. Sarebbe bello ricucire l’economia o ripristinare il potere d’acquisto con un semplice decreto. Tuttavia, la vera trasformazione parte sempre dalle nostre scelte quotidiane.
Questa giornata deve spronarci a ritrovare la forza di agire. Dobbiamo cucire relazioni migliori, tessere acquisti oculati e imbastire i margini della nostra responsabilità verso il pianeta. Il nostro mondo può ancora essere rammendato. Dobbiamo però farlo ora, prima che lo strappo diventi definitivo e il rimaglio non sia più possibile.






