Che queste ultime sfilate sarebbero state diverse, ce lo aspettavamo tutti. Anzi, mi ha stupito, e lo dico con piacere, che tanti designer abbiano comunque deciso di sfilare in presenza, con la classica passerella, perché hanno dato un segno di resilienza e continuità nonostante il periodo complicatissimo che viviamo da un po’.

Ho voluto aspettare che terminasse anche la Parigi Fashion Week per farmi un’idea generale di come i designer hanno reagito al lockdown e a tutti questi cambiamenti ancora in atto, ché si sa, purtroppo l’emergenza non è finita, anzi.

Solitamente porto ad esempio collezioni sostenibili soprattutto dal punto di vista dell’uso dei materiali e della realizzazione ma stavolta mi vorrei concentrare sul ‘come’ gli stilisti e le case di moda hanno presentato le proprie collezioni, perché se è vero che tanti hanno scelto la passerella tradizionale, come dicevo prima, altri hanno optato per alternative davvero originali e accattivanti, conferma che il mondo della moda è come una fenice che risorge eternamente dalle proprie ceneri e che la creatività, quella con la C maiuscola, esiste ancora, eccome!

Ho scelto un designer per fashion week e comincio da Parigi con Dries Van Noten, per cui ho un debole, lo ammetto, ancora di più dopo che ha fatto uscire, a maggio scorso, la sua Open Letter to the Fashion Industry, manifesto online firmato da un gruppo di designer e di retailer del settore luxury per un cambiamento del settore.

Uno dei punti del manifesto riguarda proprio l’utilizzo del mezzo digitale rivedendo e adattando le sfilate di moda ed è proprio quello che Van Noten ha fatto, presentando la sua collezione P/E 2021 con una serie di fotografie e un film. Per il designer è stato un territorio nuovo, dato che, dice “non abbiamo mai fatto una campagna pubblicitaria, è la prima volta in 34 anni. Abbiamo perso cose, ma abbiamo imparato cose. Sta avanzando un nuovo tipo di creatività “.

Van Noten ha chiesto alla fotografa olandese Viviane Sassen di scattare le immagini, in parte realizzate in una giornata ventosa su una spiaggia di Rotterdam, e poi di filmare in uno studio ad Amsterdam, con le modelle che ballano davanti a una sorta di spettacolo di luci dal sapore Sixties. Il risultato è suggestivo e accattivante e comunica quell’energia positiva che dà la spinta verso il futuro, a guardare avanti. E adesso ne abbiamo tanto bisogno, quindi grazie Dries.

Per Milano ho scelto invece Moschino e capirete il perché: il direttore creativo Jeremy Scott ha messo in scena un elaborato spettacolo di marionette con tanto di pubblico, anch’esso a pupazzo. “La cosa migliore che potevo fare per tutti coloro che erano stressati per le elezioni, la pandemia, i disordini sociali e il futuro era regalare il dono della fantasia e portarci via da tutto per qualche minuto; godiamoci questo nostro piccolo mondo della moda”, ha commentato Scott nel dopo ‘sfilata’. Il designer si è ispirato al Théâtre de la Mode, una campagna innovativa fatta per promuovere la moda francese nel resto d’Europa e in America dopo la seconda guerra mondiale; si trattava di manichini in miniatura vestiti haute couture su sfondi parigini o altri luoghi di fantasia. Per le sue marionette Scott ha chiamato il creatore dei Muppets e li ha abbigliati haute couture, ça va sans dire. Non siamo anche noi reduci da una guerra, per giunta non ancora finita?

Una cosa simile l’ha fatta JW Anderson a Londra, che ama da sempre inserire nelle proprie collezioni rimandi all’infanzia; ecco quindi uno spettacolino fatto con figure di carta ritagliate (sì, proprio come facevamo da bambini!) su sfondi fotografici provenienti da una vacanza in Bretagna, il tutto realizzato con le risorse disponibili durante il lockdown. “Anche in uno dei momenti più difficili, si può diventare incredibilmente creativi e concentrati” dice Anderson e, sì, gli dò pienamente ragione!

Infine, da New York, le sorelle Mulleavy di Rodarte hanno scattato fotografie sulle colline californiane nei pochi giorni utili di fine estate, tra un’ondata di caldo e un incendio; gli abiti floreali dall’allure Forties, i veli e i fiori tra i capelli, alternati a felpe e pantaloni sportivi, danno al tutto un’aria tra il sognante e lo stravagante, anche se le designer tengono a precisare che “tutto ciò che facciamo riguarda la fantasia e i sogni ma ci troviamo in un momento particolare e siamo parte di ciò che sta accadendo ora”.

E’ giusto un assaggio ma mi piaceva l’idea di trasmettervi quello che ho pensato io guardando tutte queste ‘sfilate’ (che io lo devo fare per lavoro!): il lockdown ha davvero cambiato l’approccio dei creativi, ognuno ha portato nelle proprie creazioni esperienze, sensazioni, ispirazioni venute prevalentemente dal periodo di isolamento vissuto con la prima ondata pandemica e il risultato è, per certi versi, molto più accattivante della classica passerella patinata con le top che non sorridono nemmeno a pagarle.

Vi invito a darci un’occhio, a queste ultime fashion week, non si tratta solo di abiti, anzi, è proprio un nuovo approccio, una nuova mentalità, che spero rappresentino l’inizio di un nuovo entusiasmante percorso verso il cambiamento.

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