In questi tre anni di vita del blog, sono passati per la nostra rubrica ‘L’intervista del mese’ davvero tanti ospiti variegati: abbiamo avuto designer, giornalisti, imprenditori, attivisti, tutti impegnati nel cambiamento verso una moda più responsabile. Riflettendo su una categoria non ancora contemplata, mi è venuta in mente quella delle Public Relations (PR); insomma, l’attività di comunicazione per un marchio o un’azienda è tutto e se la sostenibilità va anche e soprattutto comunicata, questo è un ruolo fondamentale, che va assunto con una certa responsabilità.

Così ho contattato Elena Muserra De Luca, che ho avuto il piacere di conoscere quando era ufficio stampa di Tiziano Guardini; credo che sia stata una delle prime ‘PR sostenibili’ con cui sono entrata in contatto, una donna in gamba, molto energica e, una cosa che apprezzo moltissimo, rapidissima nel rispondere alle richieste. E anche a questa intervista!

Elena Muserra De Luca

Ciao Elena, innanzitutto come sei diventata PR? Ci racconti il tuo percorso?

Dopo una laurea in Lingue e Letteratura Inglese e Francese nel 1993, un Master in Relazioni Internazionali e il sogno di diventare diplomatica (ho fatto l’esame nel 1995 ma non l’ho passato per un solo punto!), ho iniziato a lavorare nella moda, prima come responsabile di un negozio di maglieria uomo e donna Zanone, poi come venditrice stagionale da Dolce & Gabbana e in seguito nell’ufficio stile (scelta tessuti) di Piazza Sempione e poi di Moschino. Quindi alla soglia dei 30 anni mi sono lanciata nel mondo delle PR entrando a far parte dello staff di Karla Otto. Parlando italiano, inglese, francese e spagnolo e amando comunicare e raccontare, entrare nella comunicazione è stato naturale. Era il 1999, un cambio totale. Da allora mi muovo nell’ambito della comunicazione moda, beauty, design; ho lavorato sia in agenzia che in azienda e, raggiunti i 45 anni, ho deciso che era venuto il momento di fare il grande salto e diventare freelance. Nel 2016 incontro Javier Goyeneche di Ecoalf, mi innamoro del brand e della sua filosofia eco e così ha inizio il mio percorso nel mondo della sostenibilità.

Elena con una t-shirt di Ecoalf

Beh, il mestiere della PR, almeno sotto certi aspetti, è un po’ come quello del diplomatico, quindi direi che ci sei andata vicina! Proprio di Ecoalf volevo parlare e devo anche ringraziarti perché l’ho conosciuto proprio grazie a te. E’ stata una tua scelta precisa rappresentare brand eticamente impegnati, cioè da un certo punto in poi ti sei detta ‘voglio lavorare solo così’? o … ?

L’incontro con Ecoalf è stato reso possibile da anni di serio lavoro, anni in cui ho sempre preferito la qualità alla quantità, le storie al mero prodotto. Il fondatore di Ecoalf, Javier Goyeneche, mi ha insegnato molte cose e lavorare con Ecoalf mi ha portato a conoscenza di tante realtà impegnate in ambito eco-sostenibile. Inoltre mi piace molto lavorare con le start up, sono energia pura, cibo per l’anima.

Sono d’accordo. Ho letto della tua esperienza con tua figlia Rebecca, malata di atrofia muscolare spinale di secondo livello. Nonostante la malattia, è una ragazza piena di vita, attiva e con molti interessi. Visto il tuo lavoro e la sua età, che è quella in cui le ragazzine sono molto interessate a look e brand, che rapporto ha con la moda etica?

Come quasi tutte le adolescenti Rebecca ama la moda ed è attenta ai trend. Ha una passione per borse e scarpe – in questo è proprio mia figlia – ed è più attratta dal lusso vero e proprio rispetto al fast fashion, per fortuna! E’ della filosofia: meglio una cosa bella, che un mucchio di robaccia! Anche questa è sostenibilità.

E Rebecca c’ha ragione! Secondo te, con questo cambio di passo verso una maggiore sostenibilità che tutto il settore sta affrontando, come dovrebbe cambiare la comunicazione, insomma, il vostro lavoro? Come dovrebbe essere una ‘PR sostenibile’?

Domanda molto interessante. Posso dirti che la sostenibilità è un mondo enorme, variegato e a volte molto confuso. Io nel mio piccolo cerco di essere coerente e cerco di lavorare con aziende che abbiano un’etica e un rispetto che mi permetta di identificarmi con loro. Per me fare la ‘PR sostenibile’ significa essere totalmente in linea con il brand che rappresento, credere nel progetto per poterlo trasmettere a stampa e influencer, solo in questo modo so che il messaggio arriva. Per la comunicazione è un lavoro ‘sartoriale’, ogni brand e di conseguenza la PR che lo segue deve trovare il proprio stile di comunicazione.

Sei anche una PR milanese: come hai visto cambiare l’ambiente dallo scoppio della pandemia? E pensi che i cambiamenti cui abbiamo assistito, dalle prese di posizione dei designer ai diversi modi di presentare le collezioni, saranno duraturi e coerenti?

La pandemia ha come ‘congelato’ Milano e non solo. La moda a Milano è un’industria molto importante e questa situazione ha bloccato tutto o quasi. Solo alcune aziende sono state capaci di continuare a comunicare, molte si sono spaventate e la prima cosa che hanno fatto è stato tagliare marketing e comunicazione, perché ancora oggi la sensazione è che marketing e comunicazione siano un di più, non un valore aggiunto. Ho avuto la fortuna di collaborare con aziende – tra cui Ecoalf – che non hanno mai mollato, anzi hanno continuato a comunicare e questo alla fine le sta premiando. Ora è tutto più difficile, tutto più precario, ma alle ultime sfilate milanesi uomo abbiamo visto che si possono trovare modi alternativi per presentare le collezioni. I brand che hanno un’anima non avranno mai difficoltà a raggiungere il pubblico. Credo in un mix fra digitale e in presenza, amo il contatto umano, ma molte cose si possono fare anche da remoto.

Mi trovi molto d’accordo, in uno dei miei pezzi avevo parlato proprio dei modi alternativi e comunque interessanti trovati dai designer per presentare le collezioni dopo il primo lockdown e c’era anche molto digitale.

Grazie Elena, il futuro della moda sostenibile passa anche attraverso la comunicazione, che deve però arrivare dritta all’anima.

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