Comincio il mese di febbraio con un’altra bella storia che, come tutte le storie raccontate da eco-à-porter, ha la caratteristica di un’illuminazione, di un’epifania lungo un percorso più o meno prestabilito. Protagonista Valerie Cesaratto, nata in Francia da genitori italiani (friulani), un lavoro nell’ambito commerciale che prosegue anche quando si trasferisce in Italia e che conclude a causa del fallimento dell’azienda di cui è dipendente.

Segue un viaggio in Perù con il compagno, quei viaggi di piacere che si fanno spinti dal bisogno di staccare per fare contemporaneamente il punto: “partiti da Venezia diretti a Lima, ci siamo presto mossi verso Cuzco per scoprire la Valle Sacra degli Incas. Ci siamo fermati lì per una settimana. Alloggiavamo a Urubamba, una località a 2800 metri sul livello del mare; da lì abbiamo girato i paesini di Chinchero, un luogo speciale per l’artigianato tessile dove ho potuto ammirare il loro modo di lavare e tingere tutto in maniera naturale, cardare la lana di pecora e alpaca a mano e dove ho scoperto la fantastica fibra di baby alpaca, poco conosciuta e diffusa in Italia”. Valerie resta incantata dalla morbidezza e leggerezza di questa fibra, “una meravigliosa sensazione sulla pelle”.

Un gregge di alpaca

L’incanto di Valerie per la fibra di baby alpaca, che non identifica il pelo del cucciolo, come si potrebbe pensare, ma la particolare finezza, la convince a buttarsi in una “pazza avventura imprenditoriale”: in quel momento è senza lavoro e forse è il momento giusto per iniziare qualcosa di nuovo.

E’ così che nel 2018, attraverso una campagna di crowdfunding, nasce Inkanti, marchio che vuole unire la preziosità della fibra con l’unicità dello stile italiano e che vuole farlo in modo etico, coinvolgendo le comunità del luogo dove la lana è prodotta. Il pensiero di Valerie è infatti quello che il miglior modo di sostenere e aiutare un’economia locale a crescere sia attraverso il proprio lavoro e così inizia un’avventura che, attraverso un filo d’alpaca, unisce le Ande all’Italia.

Lo stile e il design dei capi e degli accessori di Inkanti sono concepiti da Valerie e la giovane designer Alessia in Italia per poi essere lavorati artigianalmente dai maestri peruviani nelle loro terre d’origine, autentici custodi dell’arte della tosatura e della lavorazione della lana di alpaca, che è una fibra naturale. “La grande tradizione artigianale peruviana della maglieria è la storia di Uomini e Donne, racconta Valerie, e per noi è fondamentale rispettare il loro lavoro, senza sfruttamento, poiché il lavoro è dignità e va remunerato al giusto prezzo. In questo modo, quando si acquista un capo Inkanti, si ha la consapevolezza che una parte del suo prezzo sia servito a contribuire concretamente allo sviluppo di queste comunità, creando società più prospere”.

Con il suo marchio Valerie Cesaratto abbraccia il movimento di Fashion Revolution, cercando in trasparenza e responsabilità di mostrare chi c’è dietro la realizzazione delle proprie collezioni:

Capospalla, ponchi e mantelle, abiti, maglieria e accessori hanno linee essenziali, risultano morbidi e avvolgenti e sono caratterizzati da tonalità naturali che vanno dal bianco al crema, dal marrone al grigio al nero, tante quante sono le sfumature del manto degli alpaca, 22 riconosciute ufficialmente ma ben il doppio, 44, se si considerano quelle intermedie.

Contrariamente a un ritmo di lancio regolare e stagionale, agli antipodi di una moda prodotta e consumata rapidamente, Inkanti trova la sua ragion d’essere nella proposta di abiti senza tempo, che trascendono le stagioni, mettendo in risalto la qualità e non la quantità e cercando così di sensibilizzare le persone a diventare più consapevoli nei loro acquisti.

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