Chi segue il blog si ricorderà senz’altro di ‘Intrecci etici‘, documentario sulla moda sostenibile italiana che i due giovani registi di LUMA Video Lorenzo Malavolta e Lucia Mauri volevano girare per valorizzare quei modelli positivi che in Italia hanno scelto una via di produzione e di consumo sostenibile, coinvolgendo produttori tessili, tintori naturali, designer e così via.

Eravamo a fine ottobre scorso e Lorenzo e Lucia, per poter realizzare il documentario, avevano lanciato una campagna di crowdfunding, con il sostegno di Marina Spadafora, tra l’altro coordinatrice per l’Italia di Fashion Revolution.

Oggi, a tre mesi esatti dall’uscita del nostro articolo, il documentario ‘Intrecci etici – La rivoluzione della moda sostenibile in Italia’ è diventato realtà; i due registi sono infatti riusciti a raccogliere il budget necessario per sostenere i costi di produzione ed è disponibile sulla piattaforma Infinity tv, che ha partecipato anche alla co-produzione. Intrecci Etici è stato infatti scelto all’interno dell’Infinity LAB di Mediaset, un progetto che supporta giovani filmmaker indipendenti che hanno una storia da raccontare.

Un momento delle riprese – courtesy LUMA video

E qual è la storia da raccontare? Naturalmente quella di una rivoluzione silenziosa ma potente, come amo definirla, che è ormai uscita dalla sua dimensione di nicchia per conquistarsi un posto di diritto nel sistema moda e che è fatta di soprattutto di storie. Come quelle che racconta eco-à-porter dall’inizio. Storie di designer auto-prodotti, di aziende tessili virtuose, di persone che credono in un modo diverso di fare moda, trasparente, gentile, sostenibile appunto.

Tra i protagonisti del documentario, anche alcuni nomi di cui abbiamo già parlato e che sono stati nostri ospiti nella rubrica ‘L’intervista del mese’: oltre a Marina Spadafora, Niccolò Cipriani di Rifò, Anna Fiscale di Progetto Quid e Francesca Romana Rinaldi, docente esperta di moda sostenibile. Ognuno parla della propria esperienza, di un impegno concreto nella produzione di tessuti, capi e accessori che non rispettino solo l’ambiente ma anche i diritti delle persone, di chi quei prodotti li lavora e li confeziona. Inevitabile da parte di tutti i protagonisti del documentario nominare la fast fashion come ‘nemico’ da combattere, perché socialmente irrispettosa, dannosa per l’ambiente e di scarsa qualità, sia nella fattura che nei materiali.

Bello l’intervento di Marco Scolastici dell’Azienda Agricola Scolastici che produce lana da pecore italiane di razza sopravvissana, originaria della provincia di Macerata, nelle Marche, vicino a dove viviamo anche noi. Marco ha lasciato la facoltà di economia a Roma per fare l’allevatore a Macereto, poi nello stesso anno del terremoto, il 2016. Ma la volontà di restare è stata più forte; ha piantato una yurta (ha scritto anche un libro, ‘Una yurta sull’Appennino’), tenda nata per altre latitudini, la steppa mongola, e lì ha vissuto, seguendo i ritmi della luce, delle stagioni e dei suoi animali. Oltre a produrre latte e formaggio, Marco ricava dalle sue pecore anche la lana, una ri-scoperta quella della fibra, che da rifiuto è diventata una risorsa preziosa per un progetto in fieri di produzione di capi di abbigliamento su prenotazione, con le tecniche delle signore del luogo appassionate di ferri.

Ecco, queste sono le storie che ci appassionano e che rendono rivoluzionaria la moda sostenibile. Intrecci etici ne racconta alcune e ci ricorda, ultima cosa ma non meno importante, che la sostenibilità parte prima di tutto da noi consumatori. Siamo noi che abbiamo davvero il potere di cambiare le cose, passo dopo passo, con il nostro portafoglio e le scelte di tutti i giorni.

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