Oggi eco-à-porter devia ma solo un poco dai post con taglio giornalistico per regalarvi un pezzo che ha il sapore del romanzo, scritto dalla nostra Novella di Paolo, che ogni tanto fa capolino con la sua prosa poetica.

Novella è andata a trovare Sara Francesca Lisot, che è stata una delle protagoniste della nostra ‘Intervista del mese‘, fondatrice di VIC – Very Important Choice, piattaforma online di moda etica che consiste nel noleggio di abiti e accessori sostenibili.

Sara si trova a Torino fino al 15 dicembre con il temporary store di VIC e Novella ci ha fatto due chiacchiere. Ecco a voi il resoconto (poetico).

Sara Francesca Lisot nel suo VIC

Edifici ordinati in stile liberty e angoli di mattoni scuri disegnano sfondi come quelli delle foto nelle riviste di moda. Un tappeto di foglie dorate come lanterne cinesi indica la via verso un luogo o meglio uno spazio. Un posto che non è un atelier e nemmeno un negozio, ma uno store, temporaneo che pare stia lì lì per traslocare e invece se ci entri è come una radura di bonaccia.    

A pochi passi dal cimitero monumentale, ai margini ovvero sempre al centro di uno di quei quartieri di Torino che come tentacoli di un polipo spruzzano la città all’infinito ficcando tutti sotto lo stesso tetto, qui rasoterra all’incrocio dei pali, un mese fa ha aperto la porta VIC. E tra poco, il 15 per l’esattezza, chiuderà, lasciando immagini e portandosi impressioni. Spegnerà la luce di quel paio di vetrine come finestre che, in una mattina che sembra sera di questo tardo pungente autunno, vengono illuminate dagli occhi, celesti come il maglioncino di Sara, la donna col viso di ragazza che sta dietro, ma anche davanti all’intero progetto.

Un’infanzia ai confini erbosi della metropoli milanese, nella natura dove viveva sua nonna, studi sociali tra i grattacieli, formazione nelle terre del nord, fino a perdersi per ritrovarsi in una personale via della seta fra sud e oriente. Tutto per giungere a una consapevolezza: “Certo, potevo andare in Africa a pulire i pozzi inquinati, ma non era quello che volevo veramente. Sono occidentale e voglio vivere i miei valori tra i miei simili. Bisogna esserci immersi nel mondo che si vuole migliorare, altrimenti non si fa rivoluzione ma colonizzazione”.

“Offrire un’occasione, è questa in fondo la mia idea. Lasciare sperimentare un’alternativa senza sentirsi esclusi, diversi o incompresi. Vivere sostenibile non vuol dire essere chic o ribelli significa solo non rinunciare ai propri ideali cercando la soluzione migliore per se senza danneggiare il pianeta.

VIC, ve ne abbiamo già parlato, è una startup innovativa a responsabilità sociale e ambientale che seleziona e commercializza marchi di moda e accessori che seguono una politica di sostenibilità.

Nell’atelier temporaneo di via Catania si lasciano guardare, in ordine sparso e azzeccati accostamenti, una gran varietà di pezzi unici. Gioielli artigianali, oggetti di design all’uncinetto, pochette coloratissime, sciarpe indiane, ma anche capi unici di fattura sartoriale realizzati a mano con tessuti di qualità dalle detenute di una cooperativa e stole di seta, di quelle che puoi farle passare attraverso un anello come fosse acqua.

Entri, scegli, porti a casa, indossi e appendi nell’armadio; almeno fino a quando ti decidi. O li tieni e li acquisti oppure li restituisci. È questa l’opportunità che VIC dà ai suoi clienti. Esperimenti e consapevolezza nella scelta. Sta qui la vera sostenibilità secondo Sara. “Non è quanto spendi a fare la differenza, ma cosa acquisti. Scegli un oggetto” mi dice. Afferro una collana che avevo preso di mira appena entrata. Non faccio in tempo a passargliela che mi ha già elencato tutte le componenti di prezzo. “Mi piacerebbe che la gente sapesse cosa c’è dietro una cifra prima di giudicarla. Tutto ha un costo” sottolinea Sara. “La rivoluzione è la capacità di decidere per cosa si è disposti a pagare. Si possono spendere cento euro per uno slip firmato o per una sciarpa di seta lavorata in Italia, dipinta a mano con colori naturali. L’importante è esserne consapevoli.”

Insomma uno shopping mindfulness, che parte dal presupposto che non ci sono scelte giuste o sbagliate, ma solo decisioni consapevoli.

Lo store di Torino inaugurato il primo novembre con l’esibizione di Giuseppe La Spada, artista appassionato di sostenibilità, è il primo esperimento di presenza territoriale fatto da VIC, la cui sede amministrativa è a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso. “Abbiamo realizzato altri eventi, precisa Sara, a novembre abbiamo organizzato a Milano una sfilata ‘Modelle per una notte’ con capi dei nostri brand. Sono occasioni importanti per farci conoscere ma anche per creare rapporti umani con chi come noi crede in un consumo che sia uso”. Occasioni per guardare negli occhi i clienti, ascoltare le loro esigenze e regolare il tiro.

Un’immagine tratta dall’evento ‘Modelle per una notte’

“Abbiamo scelto Torino perché ci è sembrata una città aperta e culturalmente attiva. L’esperienza è stata sicuramente positiva. Come prima prova non ci aspettavamo niente in particolare ma ci portiamo a casa tanti appunti e nuove idee per migliorare la nostra offerta”.

Mentre il grigio che preannuncia l’inverno cerca di intrufolarsi tra i pochi riflessi di luce, passanti si fermano e sbirciano le vetrine, unico richiamo dello store che, oltre a un piccolo cartello sulla porta di ingresso non ha insegne. Bastano i colori a colpire l’occhio curioso e in questi giorni più che mai alla ricerca di doni e pensieri. Ebbene se capitate in via Catania aprite quella porta al civico 29. E se non ci capitate, andateci apposta. Magari non troverete ciò che fa al caso vostro, ma avrete vissuto un’esperienza e scoperto un’alternativa.

Grazie Novi 🙏🏻❤️

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