Se dovessi definire la moda sostenibile, io personalmente, senza ricorrere a definizioni preconfezionate, direi che si tratta di una moda ‘altra’, concepita dal principio alla fine, quindi dall’ideazione al fine vita, nel rispetto dell’ambiente (natura tutta, animali compresi) e delle persone, in primis di coloro che la producono.

Le accezioni sono diverse:

  • moda sostenibile
  • moda etica
  • moda responsabile
  • moda ‘slow’

l’importante è che il comune denominatore sia un’attenzione reale e provata per tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto, anzi è fondamentale che già al momento della sua progettazione, vengano presi in considerazione tutti gli aspetti che gli permettano di seguire un percorso circolare, virtuoso, dove il fine vita coincida con l’inizio di una nuova fase produttiva.

…Come?

Ad esempio tramite il riciclo, il riuso, comunque una rimessa in circolo del prodotto, invece della sua eliminazione, con tutto ciò che questo comporta.

La moda è sostenibile quando:

  • rispetta l’ambiente con l’uso di materiali e componenti poco o per nulla inquinanti (cruelty-free)
  • quando utilizza con attenzione e parsimonia risorse come l’acqua, la terra, le piante e trova alternative

tutto questo, perché no, anche studiato in laboratorio purché capace di sostenere il processo produttivo anche a livello economico. Il discorso economico è fondamentale, perché un’azienda ha bisogno di potersi auto-alimentare e investire per diventare più sostenibile.

Non è da meno l’aspetto sociale, anzi non si può chiamare ‘etica’ una moda che non abbia a cuore le condizioni di vita e lavoro dei propri lavoratori sul campo, in fabbrica o in ufficio.

In tutto questo, anche il consumatore ha le proprie responsabilità in fatto di scelte e consumi: dall’informarsi sul grado di impegno e sostenibilità di un brand all’evitare l’acquisto compulsivo e usa e getta, dal comprare meno e meglio al boicottare marchi di fast fashion alla cura del proprio guardaroba, anche in fatto di lavaggio.

E se le aziende e i brand hanno il dovere di progettare pensando anche al fine vita del prodotto, il consumatore ha quello di pensarle tutte prima di buttare un vecchio indumento: ripararlo, trasformarlo, donarlo, venderlo, scambiarlo.

Per un circolo virtuoso infinito.

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