Ci è spesso capitato di sottolineare l’importanza del digitale per diffondere contenuti che, soprattutto in tempi di pandemia, non avrebbero avuto altri modi per essere veicolati e usufruiti.

I social e la rete in generale stanno diventando molto più di un contenitore e di un mezzo di comunicazione; si può pensare a loro come a un “habitat o un ecosistema” come li ha definiti Paolo Iabichino, direttore creativo e co-fondatore dell’Osservatorio Civic Brands di Ipsos, progetto editoriale che racconta l’impegno sociale delle aziende e dei brand in Italia.

Proprio Civic Brands ha ideato e lanciato, ieri 8 giugno, ‘2030: 20 brand in 30 minuti’, un nuovo format basato su venti incontri di mezz’ora ciascuno, sui canali Facebook e Youtube dell’Osservatorio, con marchi che si sono distinti e stanno assumendo un ruolo politico e sociale di guida per migliorare il proprio contesto culturale di riferimento.

Il primo appuntamento, ieri alle 18, ha visto ospite il brand Patagonia rappresentato da Damiano Bertolotti, Enviromental and Marketing Coordinator Italy dell’azienda californiana, attiva da diversi anni nella salvaguardia ambientale, tanto da diventare, nel 2012, una Certified B Corporation ovvero una “società a scopo di lucro che soddisfa rigorosi standard di prestazioni sociali e ambientali, responsabilità e trasparenza”. 

La scelta di chiamare il format ‘2030’ è chiaramente legata all’Agenda 2030 dell’Onu, “una bussola per guidare lo Sviluppo Sostenibile, uno strumento sempre più decisivo nello strutturare obiettivi e convergenze tra le politiche europee per stimolare la ripresa post-covid” dice Paolo Iabichino, che condurrà le dirette insieme a Francesca Petrella, responsabile comunicazione Ipsos e tra i curatori dell’Osservatorio.

E proprio la Petrella afferma che, secondo i dati Ipsos, il 43% degli italiani, se deluso da un brand, non acquista più i suoi prodotti o servizi, quindi il comportamento di un marchio è ormai un driver di acquisto. “Possiamo ormai dire, continua Francesca Petrella, che oggi è finito il tempo in cui brand e aziende agivano in determinati ambiti e semplicemente comunicavano iniziative e risultati alla collettività. Oggi l’attivismo è quello della partecipazione e co-creazione.

Altri dati: il 39% ritiene che sia compito dei marchi incentivare i comportamenti responsabili, contro il 26% che crede sia onere dei governi. Per il 63% degli intervistati, oltre a vendere prodotti o a offrire servizi, i brand e le aziende devono agire in prima persona rispetto a questioni sociali rilevanti, mentre per il 67% è arrivato addirittura il momento che le imprese cambino il proprio modo di vivere e operare per la società.

Il prossimo appuntamento con le dirette di ‘203020 brand in 30 minuti’ sarà il 30 giugno alle 18 con Andrea Tracanzan, Responsabile Dipartimento Proposta di Finanza Etica.

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