di Laura Galloppo

Metti un tramonto romano, lo sguardo a destra avvolge l’Altare della Patria, di fronte si apre la prospettiva dei Fori Imperiali che raccontano una storia magnificente, mentre dietro i Mercati di Traiano sembrano spiegarsi in un abbraccio protettivo.

E’ in questa suggestiva location che si è svolta l’11 e il 12 luglio a Roma, ai Mercati di Traiano, Phygital Sustainability Expo®, una due giorni all’insegna della sostenibilità nel design e nella moda.

Ideato e realizzato dalla Sustainable Fashion Innovation Society, l’evento, giunto alla sua terza edizione, accende i riflettori sul mercato della moda sostenibile, rendendo protagonisti start up e aziende del settore che, accanto a partner istituzionali, si stanno adoperando nell’utilizzo di tecnologie per sviluppare una produzione di capi e manufatti più rispettosa dell’ambiente.

Presidenti di multinazionali e istituzioni si sono confrontati durante ben strutturati panel sulla sostenibilità, nella verticale moda. Un collage di stakeholder che hanno partecipato alla parte espositiva, ma anche alle tavole rotonde e non ultimo alla sfilata narrata nella serata dell’11 luglio, nella suggestiva cornice dei Mercati di Traiano.

Un momento de ‘La sfilata narrata’ – courtesy Laura Galloppo

Cosa c’è dietro ad un abito o ad una t-shirt? La voce narrante fuori campo della doppiatrice Alessandra Korompay accompagna il passo dei modelli che sfilano sull’inedita passerella, raccontando i processi produttivi che hanno portato alla realizzazione di quel capo, alla Co2 risparmiata, alla modalità di allevamento dei bachi da seta o di elaborazione di diamanti prodotti in laboratorio (e non estratti).

Ogni abito o oggetto è la rappresentazione di come si può porre fine o limitare un problema ambientale o sociale, sperimentando ad esempio nuovi materiali, come RENYCLE ®, un filato che deriva dal riciclo della poliammide (nylon) presentato dalla multinazionale RadiciGroup o Verabuccia, che ha mostrato accessori realizzati partendo dalla buccia d’ananas. Ogni capo dunque pone domande e porta ipotetiche soluzioni.

Qualche esempio? La B Corp Ogyre, partner di Prada/Lunarossa, crea giacche, bikini e altri articoli prodotti dal riciclo dei rifiuti negli oceani, Albini Group propone OFF THE GRAIN, un innovativo e ambizioso progetto di upcycling, una nuova tipologia di tintura naturale ricavata dalla lavorazione di sottoprodotto proveniente dall’industria alimentare. Felipe Fiallo è famoso invece per le sue scarpe ‘viventi’, realizzate con alghe, funghi e cristalli di sale.

Tra greenwashing e retorica legata alla moda sostenibile è difficile districarsi. L’obiettivo della voce narrante è proprio raccontare con assertività i numeri dietro a ogni produzione, esaltando quelle realtà che, puntando tutto sull’innovazione e sulla tecnologia, stanno affrontando la sostenibilità nelle tre leve ad essa pertinenti: ambientale, sociale ed economica.

La presenza di tanti attori diversi in due giorni di evento spiega la volontà di far dialogare ambienti differenti che lavorano alle stesse tematiche: brand, buyers, stakeholders, PMI italiane ed internazionali, multinazionali, start-up fashion-tech, creativi, tecnologi, media e consumatori.

Previous articleFemale Arts in Florence: donne che supportano donne
Next articleÈ uscito il Fashion Transparency Index 2022

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here