Cosa succede quando la materia guida il processo creativo? La risposta viene data da MATTER MATTERS, il progetto collaborativo promosso da OPOS e Afro Fashion Association (AFA), presentato a Milano durante la Fashion Week di settembre 2026.
L’iniziativa propone un ribaltamento del normale processo di progettazione. Infatti, il ruolo del designer si trasforma: non si tratta più di imporre un’idea alla materia, ma di instaurare con essa un dialogo costante. Pertanto, la progettazione comincia direttamente dai materiali esistenti: fibre naturali, filati ad alta prestazione, pelli rigenerate ed eccedenze di magazzino (deadstock).

Nove mesi di ricerca: i designer e i progetti
Il percorso è iniziato a gennaio 2026 attraverso nove mesi di mentorship. Alberto Zanone, fondatore di OPOS, e da Michelle Francine Ngonmo, CEO di Afro Fashion Association, hanno guidato la sperimentazione. Di conseguenza, i nove designer coinvolti hanno esplorato le potenzialità dei materiali per sviluppare soluzioni pensate per una produzione in piccola serie.
Alvine Demanou (Maison Alvine Demanou) unisce la cultura Bamiléké e il lino-seta deadstock nella capsule Echoes of Time, caratterizzata da linee dritto-a-palloncino e piazzamenti zero-waste. Christel Abboud (Astarte) esplora il movimento lavorando il cotone HTC recuperato per il Wellness Set activewear e la seta OPOS per il fluido Bohemian Top. Nel progetto WAI, Delvin Nosakhare (Nosa Collezioni) combina pelle rigenerata Corium® e jersey di cotone per creare una giacca trasformabile e una borsa porta laptop modulare.

La visione dei creativi: sostenibilità e identità
La memoria caraibica guida Kathiana Saincy (Kathy’s Things), che con Lakay Se Lakay realizza un capo in seta trasformabile in quattro configurazioni, ripiegabile nei packaging compatti del sistema NONNO®. Con From Pitch to Purpose, Nana Brenu (Nativ LTD) sostituisce il poliestere dello sportswear con cotone naturale High Twist Cotton®, ripensando la maglia del Ghana e capi utility ad alta durabilità. Paul Roger Tanonkou (ZENAM) reinterpreta la tunica Bamiléké e il velluto Kuba attraverso la collezione Textile Memories in Transformation, proponendo trench reversibili e maglieria genderless.

La maglieria seamless e la tintura botanica vengono applicate da Weiren Theo (Leander Wei) nel progetto Rethinking Essential Forms, realizzato in cashmere e cotone HTC. Nel lavoro Puzzle Activation, Yaimara Gomez (Mara Gomez) trasforma la pelle in strutture geometriche ripiegabili che l’utente può modellare in borse o bracciali. Infine, Zineb Hazim (ZH – Zineb Hazim) fonde la sartorialità araba e il pragmatismo milanese in Milan – Marrakech, abbinando voile di lana, seta e pelle Corium® per abaya modulari con colletti removibili.

Innovazione, tecnologia e consumo consapevole
L’innovazione tecnologica viene integrata nel percorso espositivo. La tessitura tridimensionale senza cuciture Shima Seiki WholeGarment® affianca il sistema di distribuzione alternativa NONNO®, basato su distributori automatici per prodotti di alta qualità. Una sezione educativa denominata Disinfor-Fashion viene dedicata alla lettura consapevole delle etichette e delle percentuali di composizione dei tessuti.

L’aspetto più incisivo dell’esposizione riguarda la ridefinizione del processo creativo. La scelta di progettare partendo da ciò che è già disponibile — risorse eccedenti, rimanenze o materiali destinati allo smaltimento — rappresenta un cambio di prospettiva fondamentale per l’industria della moda.
I progetti presentati dimostrano come dal recupero possano nascere piccole collezioni di elevata qualità. Capi e accessori vengono ideati per garantire durabilità nel tempo e facilità di riparazione, offrendo un’alternativa concreta ai ritmi del consumo rapido.
È fondamentale sottolineare che questo approccio non riguarda soltanto la produzione del classico capo basico e continuativo. Al contrario, dimostra di essere un metodo estremamente funzionale allo sviluppo della creatività, capace di generare proposte dal forte contenuto stilistico e identitario. La materia recuperata smette così di essere un limite e diventa il motore di un design distintivo, in grado di gettare le basi per un consumo più ponderato, consapevole e sostenibile.
Informazioni sulla mostra
- Apertura al pubblico: dal 28 settembre al 17 ottobre 2026 (ore 11:00 – 19:00; chiuso 4, 5, 11 e 12 ottobre)
- Sede: OPOS, Via Ermenegildo Cantoni 3, Milano
- Foto: Luigi Colonna






