Ci hanno comunicato che lunedì prossimo, 4 maggio, finirà il lockdown, con l’inizio di una sorta di fase 2 che a me sembra più 1,5 perché tante saranno ancora le restrizioni. Pensavo di andare finalmente dalla mia parrucchiera ma questo tipo di attività, come i centri estetici, aprirà solo il 1° giugno. Lungi da me comunque lamentarmi (anche se mi chiedo come faranno tutte queste attività a sopravvivere un altro mese chiuse), abbiamo fatto 30, possiamo fare 31, anche perché è chiaro che con questo virus non si scherza e la responsabilità individuale resta l’arma più importante a nostra disposizione.

In questa attesa continua che crea, almeno a me, un caos di sensazioni, le più disparate, riprende l’appuntamento con la eco-à-porter challenge, lanciata una decina di giorni fa a tutti i lettori e follower del blog. Riassumo brevemente: si tratta di scegliere una fotografia di moda che ispira particolarmente, un’immagine di qualunque epoca e stile, non per forza contemporanea e di reinterpretarla inserendovi un capo o un accessorio eco, sia perché di un marchio etico, sia perché vintage o di seconda mano o riciclato.

La scorsa volta ho pubblicato i contributi di tre blogger, Sara di VIC – Very Important Choice, ormai di casa qui a eco-à-porter, Alice di mypunkbox e Laura di Instant Mood ed è stato bello scoprire che, oltre a brand etici, tutte e tre hanno nel loro guardaroba pezzi vintage e/o second hand.

Oggi pubblico altri quattro lavori, tutti belli, originali e con il valore aggiunto che due su quattro delle creatrici sono esse stesse designer, quindi hanno inserito anche le loro creazioni:

Gaia Descovich è una designer bolognese di gioielli, il suo brand si chiama Collezione dei calanchi perché nato fra i calanchi di Paderno, “la cui bellezza, mi scrive, mi rapisce e mi trasporta in un territorio nuovo: quello del gioiello sperimentale. Colgo argilla, bacche di rosa, di piracanta, di biancospino, licheni, foglie, semi, baccelli e coraggiosamente nidi di vespe, muta di bisce e chiocciole di terra e li trasformo in materiale prezioso per gioielli unici”. Gaia ha scelto una fotografia della stilista austriaca Emilie Flöge, storica compagna di Klimt, qui con un abito presumibilmente disegnato da Kolo Moser. L’ha reinterpretata ricorrendo a:

  • un kimono giapponese originale vintage, ricordo di viaggio dei genitori;
  • una vestaglia di seta ricamata proveniente dal corredo da sposa della mamma;
  • una gonna in seta di Etro del suo corredo da sposa, anno 1997. Tutti capi vintage! 

Naturalmente Gaia indossa anche una sua creazione, una collana in baccelli di marruca smaltati in acrilico.

Angela Coronella, blogger di theladybugchronicles, appassionata di vintage (e lo vende anche), non poteva che optare per una foto di Carmen Miranda, famosa per i copricapo che indossava nelle sue esibizioni. Ecco cosa ha scelto:

  • turbante handmade di Madame Ilary, che è stato anche il primo acquistato da lei quando il suo showroom era solo un sogno nel cassetto;
  • tre spille che sono, nell’ordine, una vintage, una handmade di Je m’en fous vintage e una di Di Viganò, storica merceria milanese.

Virginia Grozio, blogger di PositivetoFashion e organizzatrice di eventi legati alla moda sostenibile, ricrea la stessa atmosfera sognante di Grace Kelly con:

  • una maglia e guanti second hand;
  • un abito di seta della stilista e modellista Gabriella Marin

Riguardo alla designer, Virginia dice: “Ho grande stima dell’eco-stilista Gabriella Marin; è un talento che mette le sue competenze sartoriali al servizio della moda sostenibile”.

Michela Fulgoni è la designer di Beffi Studio, piccola realtà artigiana che insegue la Bellezza e che condivide la cura del ‘fatto come una volta’. Michela realizza personalmente abbigliamento e accessori trasformabili e adattabili esprimendo ogni tipo di femminilità e utilizzando metodi sartoriali e tessuti provenienti da piccole aziende o scoperti durante i suoi viaggi nel mondo per supportare le tradizioni tessili locali e i piccoli business. Per la challenge ha scelto il ritratto di Elsa Schiaparelli reinterpretandolo con un’anteprima esclusiva di ‘Garbo’, turbante trasformabile in 100% cotone, creato per accompagnare la personalità di ogni donna, infatti si può indossare in tanti modi diversi. Qui lo porta in versione ‘nodo’, “sicuramente più semplice rispetto al geniale cappello-scarpa di Elsa Schiaparelli” mi scrive Michela.

Beh, che dire, lavori bellissimi, grande creatività, tanto vintage!

Ringrazio tutte le partecipanti e … alla prossima eco-à-porter challenge 😉 Aspetto i vostri contenuti!

E … #restiamoacasa (ancora per poco)

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