Parlare di sostenibilità non è semplice, credetemi. Tanto meno parlare di moda sostenibile. A maggior ragione oggi, che i marchi cosiddetti green vengono su come i funghi e le aziende fanno a gara per apparire più virtuose delle altre, come se fosse una competizione appunto e non una vocazione.

Quando scelgo di parlare di un brand, oltre a un certo gusto personale e all’estetica, perché l’occhio vuole sempre la sua parte e sarei ipocrita se lo negassi, cerco sempre di capire il ‘green thinking’ che c’è dietro, se è solo una patina verdognola (il famoso greenwashing) oppure se chi produce e fa ha davvero certi valori e si vuole adoperare per un cambiamento reale. E solitamente si capisce.

Michele Stignani, project manager di Wao

Come l’ho capito con Michele Stignani, project manager del marchio di sneaker interamente eco-sostenibile Wao – The Eco Effect Shoes, con cui ho avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata sulle scarpe e intorno alle scarpe, scoprendo, come prima cosa, che il suo desiderio primario è quello di lasciare alla figlia di 6 anni un Pianeta più pulito. E siccome i figli sono pezzi di cuore, dalla sua nascita Michele ha sentito l’esigenza, lui da anni direttore commerciale e consulente nella moda ‘tradizionale’, di dare il proprio concreto contributo (avevamo sentito una storia simile con Javier Goyaneche di Ecoalf, ricordate?).

Il primo prototipo di scarpa arriva tra il 2016 e il 2017 dall’incontro di Michele con la designer Erika Moriconi, “che non crea per la moda, ma per trasmettere il sentimento più importante che la natura mi abbia insegnato: l’amore”, seguito nel 2018 da una campagna di crowdfunding su Kickstarter dall’esito positivo che permette di produrre le prime scarpe e di uscire successivamente con lo shop online.

Al duo di Wao si aggiungono strada facendo altre persone, dei “pazzi” come lui, li definisce Michele, che mettono anima e corpo nel progetto, perché ci credono, perché vogliono fare la differenza, perché “dopo anni a inseguire guadagni e utili per le aziende, ora è il momento di far fare utili al nostro Pianeta”. Nel gruppo anche l’art director Gianmarco Giacometti, autore del logo e dello sviluppo del prodotto.

Il team dei ‘pazzi’ di Wao

Ma vediamola un po’ da vicino questa sneaker interamente eco-sostenibile. L’idea è quella di una scarpa dall” effetto eco’ ovvero realizzata da materiali naturali, riciclabili o rigenerati, provenienti dalla terra e che alla terra ritornano una volta finito l’utilizzo.

La tomaia è in canapa grezza o tinta con estratti naturali derivati dalle piante, lacci ed etichetta in cotone organico, sottopiede in sughero e in fibra di cocco dalle caratteristiche anti-microbiche, traspiranti e totalmente naturali, suola è Go!Zero®, un prodotto tutto italiano in 99% gomma naturale brevettato degradabile nel compost. E il restante 1%? Si tratta di un eccipiente che a contatto con gli acidi del compost permette alle suole di degradarsi almeno dell’80% in due anni.

E una volta a fine vita, come e dove avviene il processo di smaltimento? Dress to live, la società che ha depositato il marchio Wao, si occuperà della gestione dello stesso ritirando le scarpe, separandone le parti per il compost e l’indifferenziato, mentre l’organico sarà dato da mangiare ai vermi. E così l’effetto eco compirà il proprio viaggio, un viaggio totalmente circolare, senza pezzi mancanti.

Dopo le sneaker in canapa, sono arrivate le Wao Nylong, il modello water-resistant in Econyl, il nylon rigenerato che conosciamo bene per averne parlato in diverse occasioni; ricordiamo che si tratta di un materiale ricavato da reti da pesca abbandonate negli oceani e recuperate, scarti di tessuto e plastica industriale e che ha le stesse caratteristiche del nylon vergine ma riduce dell’80% il proprio impatto sul riscaldamento globale. Per il resto, lacci in cotone organico, sottopiede in sughero e fibra di cocco e suola in gomma compostabile come sopra.

Siccome poi Wao è un progetto in divenire e ha questo effetto eco che vuole propagarsi come una rivoluzione, la mente dei suoi creatori è anch’essa in costante movimento, così Michele mi parla anche del prossimo prodotto: la calza circolare in fibre e tinture naturali, accompagnata da un talloncino con istruzioni per, a fine vita, trasformarla in un pupazzo o in un cattura-odori per il frigorifero o, se bucata o spaiata, inviarla per inserirla in un circuito che rammenda le calze per i senzatetto, che ne hanno sempre bisogno.

Il coinvolgimento di realtà sociali per lo smembramento e il riutilizzo dei materiali rientra pienamente nell’idea circolare di Wao, perché il ricircolo non sia solo fisico, materico ma anche valoriale, legato a una volontà di condivisione ben precisa che va oltre i meri reclami.

Last but not the least, il 4% del ricavato delle vendite viene devoluto ad associazioni no profit impegnate nella tutela degli animali e dell’ambiente; ad oggi sono Sea Sheperd, Travelers Against Plastic, African Conservation e Lega Antivivisezionista.

L’entusiasmo di Michele Stignani, come immagino del resto del team, è puro e coinvolgente e quando mi parla della demo che lanceranno per la settimana della Fashion Revolution, in cui si potrà fare un’immersione in realtà aumentata sullo stato dei nostri oceani (ahimè invasi dalla plastica), sono subito pronta a condividere la cosa, come sono stata pronta a parlare delle sneaker con l’effetto eco, che spero arrivi ad ognuno di voi.

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