Di Domus Academy e Humana Vintage avrete sentito di certo parlare; la prima, fondata nel 1982 a Milano, è una delle prime scuole postgraduate di design in Italia, concepita come un progetto aperto e un laboratorio di ricerca e formazione intorno all’esperienza italiana nei campi della moda e del design. Humana Vintage è invece la catena di negozi vintage e second hand che fa capo a Humana People to People Italia, organizzazione umanitaria nata nel 1998 per realizzare progetti di cooperazione internazionale nel Sud del mondo e attività di sensibilizzazione in Italia.

All’interno del Master in Fashion Design di Domus Academy si è svolto e da poco concluso, sotto la guida di Marina Spadafora e con la collaborazione di Humana Vintage, il Fashion Identity workshop, un laboratorio mirato a mettere in rilievo la creatività di ogni fashion designer e a svilupparne l’identità, con la sostenibilità, in termini di riciclo di tessuti eco e di tintura e stampa, come tema centrale.

Obiettivo finale del workshop, la creazione di una capsule collection basata sull’idea di upcycling, con la selezione e il riutilizzo di alcuni abiti rimasti invenduti negli shop Humana Vintage.

Secondo, appunto, la tecnica dell’upcycling, che aggiunge valore a un oggetto intervenendo su di esso, si richiedeva che ogni capo diventasse ‘più bello’ e arricchito con dettagli e accessori, secondo la creatività, strategia e valore estetico di ciascun studente.

Ecco i risultati.

Hongvan Pham ha ideato la propria collezione “disordinata in modo organizzato” pensando all’impatto del Covid sulla propria vita, un impatto che ha creato emozioni discordanti legate al desiderio di uscire, viaggiare, stare a contatto con l’aria fresca e la natura. Ed è proprio la natura che ispira ‘Retrieval’, una capsule collection in cui gli scarti tessili e gli abiti di seconda mano di Humana Vintage riprendono vita evocando le crepe sul terreno, le nervature e le pieghe delle foglie e le curve dell’acqua.

Uno dei look della collezione di Hongvan Pham

Il lavoro di Silay Kural è incentrato sui diritti degli animali con alcune parole chiave come ‘animal’, ‘respect’, ‘value’ riprodotte sulle superfici di capi usati e rimanenze tessili; tramite la propria collezione Silay sostiene il diritto alla vita di ogni essere vivente, invitando la propria generazione a consumare meno e meglio e a scegliere prodotti cruelty-free.

Yuehe Chen s’ispira al videogame ‘Assassin’s creed’, ambientato tra passato rinascimentale e presente ma soprattutto all’esperienza di studente fuori sede, che parte dal proprio Paese con un bagaglio limitato e si trova ad affrontare le situazioni più diverse dovendo organizzarsi con pochi abiti. Riproporre abiti di seconda mano in svariate combinazioni risulta così un’opportunità.

Il lavoro di Yuehe Chen

Infine la collezione di Zih-Ling Chen prende spunto dalle ‘visioni’ del padre indovino a Taiwan: il mistero dell’universo, la vita dopo la morte, la possibilità di un mondo parallelo che sfociano nella possibilità di mantenere un equilibrio tra entrambi i mondi, abbracciando tristezza e felicità e diventando più compassionevoli. Ciò che siamo dentro si rispecchia in ciò che siamo fuori, anche negli abiti.

… e quello di Zih-Ling Chen

I capi delle capsule collection qui presentate renderanno così ancora più speciali le vetrine del negozio Humana Vintage di Milano in occasione della nuova collezione che arriverà nello store i primi di giugno.

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