Tra le molte mail che ricevo ogni giorno, me ne è saltata all’occhio una dall’oggetto ‘Come realizzare un evento sostenibile’ e leggendola ho pensato che, sì, anche nell’ambito moda, tra presentazioni, sfilate e altro, si generano parecchi impatti ambientali, sociali ed economici.

Le Settimane della Moda per esempio, che sia Milano, Parigi o qualsiasi altra città in qualunque parte del mondo, sono degli eventi ad altissimo impatto ambientale; si stima che la combinazione delle quattro Fashion week internazionali più importanti produca 241mila tonnellate di CO2, tra cui la ‘carbon footprint’ di migliaia di persone che vi partecipano, non solo con la propria presenza ma anche con i continui spostamenti (da Lifegate).

E il fabbisogno energetico di ogni sfilata, tra luci, allestimenti, musica, ecc? Per non parlare di quando le location degli show sono posti all’aperto, magari in giardini, parchi, ambienti naturali … ne ho viste tantissime di sfilate così, 10/15 minuti di spettacolo che lasciano tracce indelebili nel suolo, nell’aria, dappertutto.

Sembrava fosse cambiato qualcosa nel periodo della pandemia, quando tutti dichiaravano di volersi dare una regolata, dagli stilisti ai CEO dei grandi marchi, eventi spostati online o proposte alternative piene di creatività, ma pare sia stato un fuoco fatuo, più una necessità legata all’emergenza del momento che un vero desiderio di cambiamento. Perché ad oggi tutto, tranne rare eccezioni, sembra tornato come prima.

Le Fashion Week nordiche, per esempio, Copenhagen ed Helsinki, hanno già intrapreso da diverso tempo un percorso più green, ne avevamo anche parlato qui nel blog, ed era il 2018, ben 4 anni fa! A Helsinki gli eventi tutti ospitati in un’infrastruttura organizzata come un eco-villaggio basato sull’utilizzo di tecnologie ecologiche e fonti di energia rinnovabili per garantire un evento a zero spreco, mentre a Copenhagen sono stati emessi dei requisiti di sostenibilità per partecipare alle sfilate.

In generale, comunque, per realizzare un evento che possa essere definito ‘sostenibile’, gli aspetti da considerare sono diversi: in primis la location, tramite cui avviene il collegamento principale tra l’evento e il territorio che lo circonda. In tal senso, c’è ad esempio il Global Destination Sustainability Index, che si occupa di valutare la sostenibilità di una destinazione per eventi.

Poi i consumi e i rifiuti, la questione relativa ai secondi è probabilmente la più complessa da gestire: non bastano gli accordi con i vari enti che si occupano della raccolta, ci vuole qualcuno o una segnaletica sul posto che indirizzino al giusto conferimento.

Non sono da meno ‘food & beverage’, sia per l’approvvigionamento, che sia possibilmente a km 0 e da fornitori anch’essi attenti all’impronta ecologica, sia per la gestione degli avanzi.

Attenzione anche alla mobilità, sia interna degli addetti ai lavori, sia esterna, che permette al pubblico di accedere all’evento. In questo ambito, può essere utile ricorrere a tariffe agevolate per i mezzi pubblici o incentivare la condivisione dei mezzi.

Ultimo ma non meno importante una comunicazione della sostenibilità efficace, che possa incentivare le buone pratiche, per esempio con ricompense, come premi per ogni azione sostenibile dei visitatori, preferendo gadget utili, ecologici o solidali oppure che spieghi ai partecipanti tutte le scelte sostenibili fatte. C’è anche la possibilità di certificare il proprio sistema di gestione sostenibile degli eventi, ma a me verrebbe da dire che la cosa migliore è sempre dimostrare coi fatti, in modo tangibile e visibile, le buone intenzioni sostenibili.

Immagini courtesy TÜV ITALIA

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