Torno dopo un’altra pausa, questa volta dovuta, oltre che alle solite vicissitudini della sottoscritta, anche a una defaillance del nostro sito, che è sparito per qualche giorno e sembrava non voler più tornare. Comunque qui siamo abituati a tutto.

Ad ogni modo riprendo, con un argomento che non credo abbiamo mai trattato, o forse solo sfiorandolo: il settore dell’abbigliamento da lavoro, naturalmente in chiave sostenibile. Oltretutto, tute, divise e in generale il workwear, mi hanno sempre affascinato e nelle ultime stagioni, sono anche diventati trend inclusi nel daywear.

Così mi sono imbattuta in un marchio italiano, Dike, che produce, nel padovano, calzature e abiti da lavoro e antinfortunistica cercando di mettere al centro della produzione, non solo sicurezza e comfort ma anche sostenibilità.

Pensiamoci; quando si parla di tematiche legate al lavoro, e ultimamente nel nostro Paese succede spesso, purtroppo in termini negativi, non si ragiona mai su quanto sia importante essere vestiti nel modo giusto, che significa ‘adeguato’, ‘sicuro’ per svolgere determinate attività.

Dike è sul mercato internazionale nel settore delle calzature e abbigliamento da lavoro dal 2011 con l’intento, fin dal suo esordio, di mettere al centro il benessere di chi lavora, producendo articoli “sicuri, innovativi, confortevoli, ergonomici, ecologici e piacevolmente belli”.

Un modello di scarpa antinfortunistica Dike

Considerando che questo è un settore particolare, in cui spesso servono materiali resistenti e all’avanguardia, è fondamentale considerarne prima la performabilità, che include caratteristiche come stabilità, flessibilità, leggerezza, stabilità e così via. Dico questo, perché non si può applicare lo stesso discorso delle scarpe o degli abiti classici; se serve il poliuretano, serve il poliuretano, se serve l’alluminio, serve l’alluminio. Vi invito, in questo senso, a visitare la pagina sulle varie tecnologie del brand, per capire a cosa mi riferisco.

Per trasmettere maggiormente i valori di una produzione trasparente e virtuosa, Dike si è dotato di un codice etico, che ogni dipendente è tenuto a conoscere e rispettare. Esso comprende il ‘Manifesto etico’, con vision e mission, le ‘Linee guida’, con norme e standard comportamentali e un’ulteriore sezione che ne regolamenta l’attuazione.

Il codice etico di Dike

Nel documento, oltre alle caratteristiche che abbiamo già menzionato, si parla anche di prodotti sviluppati secondo un processo industriale virtuoso, che riduce gli sprechi e l’inquinamento e si avvale dei sottoprodotti dell’industria dell’imballaggio

Una cosa particolare e interessante, che a mio avviso rappresenta un valore aggiunto, è che sul sito c’è una sezione chiamata ‘Storyteller’, dove sono riportate le testimonianze di alcune aziende/lavoratori che utilizzano Dike: ci sono agricoltori, lattonieri, produttori di coltelli, costruttori di barche.

Sembra un poco retorico terminare l’articolo in questo modo ma credo sia giusto ricordare che l’industria della moda comprende anche questo settore, un settore fondamentale direi, in cui l’estetica, anche se fa sempre la sua parte, lascia spazio alla sicurezza e al comfort, qualcosa di cui tutti i lavoratori, soprattutto coloro che svolgono mansioni impegnative e/o rischiose, dovrebbero poter godere.

Dedico questo articolo ai lavoratori del nostro Paese, a coloro che tutti i giorni, in silenzio, escono di casa per andare a svolgere i mestieri più duri, pericolosi o anche solo poco sicuri ma per la mancanza di tutele che meriterebbero.

Le immagini sono courtesy Dike

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