Un’industria della moda totalmente avulsa dalla chimica credo sia una chimera, almeno a oggi. Ci saranno sempre un prodotto o una fase della produzione che richiederanno il suo intervento, anche solo marginale. Però cercare di limitarne l’uso, trovando soluzioni alternative è ciò che il settore può e deve fare e questo sta già succedendo grazie all’impegno di Zero Discharge of Hazardous Chemicals (ZHDC), il più importante sodalizio internazionale di brand e aziende della filiera moda impegnati nella riduzione delle sostanze chimiche nei processi produttivi.

In questa direzione virtuosa è stato fatto un ulteriore passo con Sustainable Chemistry Index (SCI); si tratta di una metodologia pioneristica che bluesign e Sustainable Chemistry for the Textile Industry (SCTI) hanno donato a ZHDC ma prima di capire di cosa si tratta, vediamo chi sono bluesign e SCTI, sennò non ne usciamo, con tutti questi acronimi.

Bluesign è l’organizzazione svizzera indipendente che si impegna a favorire pratiche sostenibili nel settore tessile con l’omonimo sistema di certificazione che fornisce supporto per l’intera filiera produttiva, fornendo gli strumenti necessari per promuovere, adottare e implementare l’uso sicuro dei prodotti chimici e pratiche responsabili all’interno delle fabbriche e degli stabilimenti.

SCTI è invece un’alleanza di aziende chimiche leader che si impegna a offrire alle industrie tessili e della pelle soluzioni chimiche sostenibili e all’avanguardia che proteggano gli operai, le comunità locali, i consumatori e l’ambiente.

Certo, parlare di chimica sostenibile può essere un ossimoro ma siccome, come dicevo nell’apertura, siamo ancora ben lontani da un’eliminazione totale delle sostanze chimiche dall’industria della moda, si accettano gli sforzi degli addetti al settore per soluzioni più … responsabili e meno impattanti.

Sustainable Chemistry Index (SCI), introduce un linguaggio comune standard per tutto il settore tessile globale riguardo all’uso delle sostanze chimiche: gli elementi chiave includono la trasparenza della catena di fornitura, l’approvvigionamento responsabile, la riduzione della dipendenza dai fossili riguardo alle materie prime, l’impronta di carbonio dei prodotti, il consumo di risorse, l’efficienza nell’uso durante la produzione tessile, l’impatto del prodotto finale fino al fine vita. Un quadro che dovrebbe rendere più semplice per l’industria valutare il grado di sostenibilità delle sostanze chimiche presenti in un indumento e promuovere la circolarità.

Questo dono prezioso che bluesign e SCTI hanno fatto a ZDHC rappresenta il più alto livello di ‘chimica sostenibile’ di cui dispone il gruppo, i cui contenuti saranno liberamente disponibili, consentendo un’adozione e un impatto diffusi, in modo che produttori e marchi potranno fare scelte informate e responsabili in termini di sostanze chimiche e processi.

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