Scusate l’assenza di questi ultimi giorni, sono stata fuori ma ho intenzione di recuperare e lo faccio, oggi, con un argomento che qui nel blog ho trattato poco ma che ho approfondito nella rubrica che tengo sul mensile green Terra Nuova.

Si tratta di eco-tessuti. Di novità sul tema ce ne sono sempre tante, fortunatamente, perché la ricerca è incessante e la tecnologia avanzata in questo senso aiuta.

In uno dei miei pezzi per Terra Nuova avevo ad esempio parlato delle bio-plastiche ottenute dagli scarti della lavorazione industriale di vegetali, che possono sostituire le plastiche derivate dal petrolio; a seconda del processo di produzione le bio-plastiche possono essere biodegradabili e prive di tossicità al 100%.

L’idea di questi materiali non è nuova, ma è stata ampiamente ignorata a favore delle alternative più economiche a base di petrolio ed è un peccato, perché le risorse impiegate nelle bio-plastiche hanno un impatto minore sull’ambiente, con studi che dimostrano che possono ridurre le emissioni di anidride carbonica del 30-80% rispetto alle plastiche tradizionali.

E mi ricollego al mio articolo per il mensile, perché sono sempre di più le aziende che investono su materiali di questo tipo, come Carvico, azienda italiana che insieme alla consociata Jersey Lomellina SpA è leader nella produzione di tessuti tecnici per il beachwear, lo sportswear e l’outerwear e detiene dal 2013 l’esclusiva mondiale di ECONYL, altro materiale di nostra conoscenza.

Da sempre impegnata in una politica aziendale attenta all’impatto ambientale di ogni fase di produzione, Carvico ha preso anche parte a iniziative a favore della Giornata degli Oceani (che si tiene domani 8 giugno tra l’altro) per il recupero di rifiuti come reti da pesca abbandonati in mare.

Proprio Carvico aderisce adesso a EFFECTIVE, progetto iniziato nel 2018 per una durata di 48 mesi che collega 12 partner europei, tra cui anche Aquafil, azienda produttrice di ECONYL, e Genomatica, leader in Usa nel settore delle bio-tecnologie.

L’obiettivo di EFFECTIVE è quello di dimostrare la fattibilità e l’innovazione dei processi produttivi per la produzione e l’utilizzo di bio-poliammide e bio-poliestere, creando una filiera sostenibile, anche economicamente.

Lo sviluppo viene fatto partendo non dal petrolio ma da materie prime sostenibili e rinnovabili quali gli scarti della produzione dello zucchero e oli vegetali di recupero; i prodotti finali saranno impiegati nella realizzazione di fibre tecniche.

Tutto il progetto è sviluppato con attenzione al fine-vita del prodotto ovvero riciclabilità e biodegradabilità, oltre a un controllo dell’impatto energetico.

Previous articleIn Grecia, a scuola estiva di Fashion Revolution
Next articlePlot, immersione nelle trame tessili

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here