Coloriage e la nuova idea di lusso: tra deadstock e upcycling

Dettaglio di gonna sostenibile Coloriage realizzato con tessuto sartoriale a pieghe e manica in stampa africana.

Nel 2023, grazie al contributo di Laura Galloppo, raccontavamo su eco-à-porter la nascita di Coloriage e l’apertura del laboratorio nel quartiere Trastevere a Roma. Da allora, la cooperativa e impresa sociale ha trasformato la gestione delle risorse limitate in un modello di produzione circolare autentico, quotidiano e replicabile.

Siamo tornati a dialogare con Valeria Kone, direttore creativo di Coloriage, per esplorare la ricerca sui filati, la filiera tra Italia e Africa dell’Ovest, il vero significato di “lusso artigianale” e le importanti novità che vedono il brand protagonista sulla stampa nazionale e sui red carpet.

Valeria Kone con i sarti artigiani nel laboratorio della sartoria sociale Coloriage a Roma.
Valeria Kone, direttore creativo di Coloriage, insieme ai sarti del laboratorio di Trastevere a Roma tra i tessuti tradizionali dell’Africa dell’Ovest. Ph. Coloriage

La materia prima: dare nuova vita al deadstock

Oltre il 50% dei tessuti impiegati nelle collezioni Coloriage proviene dal recupero di giacenze invendute (deadstock), ovvero eccedenze di produzione cedute da aziende italiane dell’alta moda.

La selezione privilegia fibre 100% naturali come lana, cashmere e seta, creando un beneficio circolare duplice:

  • Per le aziende tessili: l’opportunità di garantire la tracciabilità del fine vita dei tessuti, unita alle riduzioni fiscali previste per le donazioni alle imprese sociali, risolvendo al contempo la gestione e i costi dei magazzini invenduti.
  • Per il laboratorio: la possibilità di lavorare con filati pregiati di altissima qualità, altrimenti destinati al macero o all’incenerimento.

«Lavorare con il deadstock non significa solo recuperare una risorsa, ma ristabilire un legame etico con la materia: restituiamo valore a filati eccellenti che l’industria convenzionale considerava scarti da smaltire.» — Valeria Kone

L’accostamento tra le trame classiche europee (gessati, pied-de-poule, tartan) e i tessuti tradizionali dell’Africa dell’Ovest (wax, tie-dye e tinti a mano) genera un dialogo visivo unico. In questo percorso, un’attenzione particolare è dedicata alla produzione tessile in Mali, dove la cultura del cotone e della tintura naturale vanta radici profonde.

Produzione e tintura tradizionale di tessuti in Mali per le collezioni Coloriage.
La tradizione della tintura e della produzione tessile in Mali, elemento chiave che dialoga con il deadstock europeo nelle collezioni di Coloriage. Ph. Coloriage

Pezzi unici e progettazione settimanale della produzione

Lavorare con metrature ridotte significa superare la frenesia delle stagioni tradizionali. La disponibilità limitata dei materiali diventa così un’occasione per creare drop di pezzi unici e piccole tirature dedicate.

L’approccio al lavoro quotidiano si basa su una pianificazione sartoriale attenta e consapevole:

  1. Progettazione settimanale: la sartoria è sempre operativa, ma l’accostamento dei tessuti e la pianificazione della produzione vengono definiti settimanalmente in base alla disponibilità effettiva e alle vendite reali, evitando la sovrapproduzione.
  2. Giacenze ridotte al minimo: grazie a questa gestione calibrata, le rimanenze a fine stagione scendono sotto il 3%, a fronte dei volumi critici della moda convenzionale.
  3. Relazione diretta: la gestione online punta sull’ascolto e sul servizio su misura, accompagnando il cliente nella scelta di nuove combinazioni quando una variante si esaurisce.
Trittico lookbook della collezione Coloriage con capi in deadstock europeo e tessuti tradizionali dell'Africa dell'Ovest.
Scatti dal lookbook di Coloriage: l’incontro unico tra i tessuti deadstock e le stoffe tradizionali dell’Africa dell’Ovest. Ph. Giacomo Riccardi

L’anima della scuola di moda gratuita

Il cuore pulsante del progetto risiede nella scuola di moda gratuita, attiva a Roma dal 2019. In collaborazione con i centri di accoglienza del territorio, la scuola accoglie ogni anno circa 8 persone con background migratorio o in situazioni di vulnerabilità, offrendo percorsi formativi e tirocini retribuiti.

In laboratorio si impara facendo: l’incontro tra la sartoria artigianale e le regole della modellistica occidentale diventa un momento di scambio reciproco. I docenti affiancano gli allievi ogni giorno, valorizzando le competenze di ciascuno e trovando soluzioni di taglio condivise.

«La nostra scuola non trasmette solo una tecnica sartoriale, ma costruisce un ponte concreto di autonomia e dignità lavorativa. La maggior parte dei sarti che oggi danno vita alle nostre collezioni è cresciuta qui dentro.» — Valeria Kone

Studenti e sarti all'opera durante un laboratorio formativo nella scuola di moda di Coloriage a Roma.
Momenti di condivisione e modellistica nella Scuola di Moda Gratuita di Coloriage, attiva a Roma per l’inclusione e la formazione sartoriale. Ph. Coloriage

Da Vogue Italia ai red carpet

La creatività autentica di Coloriage può nascere da presupposti differenti rispetto alla moda convenzionale. A confermarlo sono i numerosi riconoscimenti della stampa nazionale. Tra questi spiccano l’intervista firmata da Valentina Abate su Vogue Italia del 2024 e il progetto contro la violenza di genere realizzato nel 2025 con Donnexstrada.

La visibilità del brand attraversa i grandi appuntamenti culturali e cinematografici. In occasione della première del film “Se domani non torno” alla Festa del Cinema di Roma, l’attore Filippo Timi ha scelto ancora una volta di affidarsi al brand per la sua spinta etica e narrativa. Per l’occasione, in linea con l’ultimo drop di collezione interamente realizzato con tecniche di upcycling, Timi indossa uno smoking vintage trasformato da preziosi ricami artigianali tono su tono in fili grigi e neri — che lo stesso attore ha descritto come “le cicatrici del suo personaggio” — uniti a una camicia bianca personale firmata Prada su cui Coloriage ha ricamato i versi della poesia di Cristina Torre Caceres “Se domani non torno”. Una scelta dirompente, come sottolinea Timi:

«Se il papillon è in qualche modo un simbolo del patriarcato, allora toglierlo e indossare al suo posto i versi di una poetessa femminista è un altro modo per far risuonare il messaggio di questo film».

Dettaglio della camicia Prada rielaborata da coloriage per Filippo Timi con frasi ricamate sul colletto.
Dettaglio della camicia vintage Prada personalizzata a mano da coloriage con frasi ricamate per l’outfit di Filippo Timi alla Festa del Cinema di Roma 2026. Ph. Coloriage

Verso Milano: la consacrazione alla Fondazione Sozzani

Negli ultimi anni, anche importanti maison e grandi marchi hanno contattato Coloriage per progetti speciali, confermando che il settore sta cercando nuove risposte di fronte alla crisi dei modelli produttivi tradizionali. Un percorso che culminerà, dal 19 al 22 novembre 2026, con la presentazione della nuova collezione interamente in upcycling presso la Fondazione Sozzani a Milano: un luogo cruciale per la moda e una vera consacrazione per il brand.

Anteprima della collezione upcycling di coloriage presentata alla Fondazione Sozzani con modelli e sarto al lavoro.
Un’anteprima dei capi in upcycling firmati Coloriage in arrivo alla Fondazione Sozzani di Milano: giacche sartoriali e blazer decostruiti lavorati a mano in laboratorio. Ph. Dakar/Coloriage

«Se ci si riflette, il concetto profondo di lusso è molto più vicino a quello di un pezzo unico artigianale che a quello di un capo prodotto in serie per un pubblico ampio. La sostenibilità non è solo una strada inevitabile per il pianeta, ma un percorso ricco di possibilità stilistiche ancora da esplorare.» — Valeria Kone

La forza del modello Coloriage risiede nell’aver tolto la moda sostenibile dalla dimensione del manifesto ideologico per calarla in una pratica artigianale precisa, misurabile e desiderabile. Saper valorizzare la disponibilità limitata dei tessuti recuperati e mantenere le rimanenze al 3% dimostra come la circolarità possa trasformarsi da vincolo produttivo in un punto di forza estetico.

Noi di eco-à-porter crediamo fermamente in questa visione: l’unione tra la qualità dei tessuti recuperati e la ricchezza delle tradizioni sartoriali africane dà forma a un linguaggio visivo sincero e attuale. L’abito smette di essere un oggetto usa e getta e torna a raccontare una storia fatta di mani, competenze e rispetto profondo per la materia prima.

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