Sono tanti gli eventi che si stanno tenendo ancora online causa Covid; se, come pare, qualche sfilata dal vivo nell’imminente fashion week ci sarà, le premiazioni, non solo nell’ambito della moda, avvengono per lo più virtualmente. E’ successo così anche per il Redress Design Award 2020, giunto quest’anno alla sua decima edizione; ideato nel 2011 da Redress, ONG ambientale con sede a Hong Kong, che lavora per ridurre gli sprechi nell’industria della moda, è il concorso di fashion design sostenibile più famoso a livello globale.

I finalisti del concorso, giudicati da una giuria internazionale costituita da pionieri della moda sostenibile tra cui Christopher Raeburn e Orsola de Castro insieme a Kevin Germanier, il designer specializzato in upcycling a sua volta vincitore del premio qualche edizione fa, hanno seguito un percorso formativo offerto dall’ente organizzatore e costituito da attività ed esperienze virtuali focalizzate sul design circolare e masterclass con esperti del settore riguardanti il pesante impatto ambientale della moda. Nella creazione degli outfit, i designer sono stati incoraggiati a utilizzare tecniche di progettazione sostenibile basate sui concetti del no waste e dell’upcycling, ricorrendo a indumenti usati, secondo il principio del deconstruct/reconstruct.

Vincitori del premio sono risultati l’argentina residente in Olanda Juliana Garcia Bello con il suo marchio Garciabello nella categoria womenswear e la vietnamita Ngoc Ha Thu Le nel menswear; la prima, che crea da sempre le proprie collezioni partendo dal zero waste, dall’upcycling e dalla ricostruzione degli indumenti, ha vinto con la collezione ‘Inheritance’, realizzata utilizzando scarti donati dai suoi vicini di casa, che l’hanno contattata tramite i volantini attaccati da lei stessa alle porte del vicinato, inclusa la propria. Garcia Bello, partendo da sedici indumenti second hand, ha selezionato soprattutto scarti di t-shirt, tovaglie e pezzi di denim, per poi tagliarli e creare quindici nuovi look attraverso il processo dell’upcycling.

Ngoc Ha Thu Le, che si è appassionata alla moda durante gli anni delle superiori, venendo anche a conoscenza dell’impatto della stessa sull’ambiente, ha realizzato la propria collezione usando principalmente abiti tradizionali giapponesi di seconda mano costruiti con strisce rettangolari di tessuto, che le hanno permesso di smontare facilmente le cuciture per poi riutilizzarne il tessuto. E’ ricorsa anche a scarti tagliati e cuciti dalla linea di produzione di un brand locale e da blazer usati donati dalla madre di un amico. Alcuni tessuti sono stati tinti utilizzando piante con radici indaco o igname che non richiedono agenti metallici, molto nocivi per l’acqua.

Per celebrare la decima edizione del premio è stata organizzato anche il Redress Design Award 2020 All Stars, in cui alcuni ex allievi e vincitori, tra cui lo stesso Kevin Germanier in giuria, selezionati ad hoc, avranno la possibilità di esporre le proprie collezioni alle Galeries Lafayette Shanghai, ottenendo così una preziosa visibilità dei rispettivi brand nel mercato della moda in rapida crescita della Cina continentale.

Nell’immagine di copertina le creazioni di Juliana Garcia Bello (courtesy Redress)

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