Siamo tornati a una sorta di lockdown, questa volta più o meno leggero a seconda delle Regioni italiane e qui nelle Marche siamo per ora in quello meno restrittivo, segnalato dal colore giallo. Ma giallo, arancione o rosso, il senso di impotenza e frustrazione è sempre lo stesso, cui si aggiunge ora quasi un senso di stupore per come ci siamo trovati impreparati a questa seconda ondata, che sapevamo sarebbe arrivata.

Eppure io continuo e mi sforzo di trovare sempre una nota positiva (abbiamo alternative?) che è anche quella per cui scrivo oggi; lo scorso lockdown, con più tempo passato online a fare ricerche e seguire corsi e webinar, mi ha permesso di conoscere nuove realtà che operano nella moda sostenibile in diversi ambiti, come Martina Rogato, come le blogger che hanno animato la eco-à-porter challenge.

E come Letizia Cruciani col suo marchio CRU LE, semplicemente. A fare la “designer per vocazione”, Letizia ci arriva attraverso un percorso poliedrico innamorandosi prima della filosofia al liceo, poi dell’arte all’università e unendo poi il tutto nella moda, passione che viene da una nonna sarta che le ha messo in mano ago e filo dicendole “guarda!”, insegnandole il “saper fare” ma anche il “disfare” ciò che non veniva bene.

Letizia Cruciani

Poi fashion design in Estonia con il progetto Erasmus, esperienze come sarta e come orafa e tanti viaggi con quello che diventa in seguito suo marito e che l’affianca anche nell’avventura più importante, quella del marchio CRU LE. E’ durante questi viaggi e in particolare in Vietnam, che Letizia sente l’estrema necessità di dare il proprio contributo per cambiare le cose riguardo all’impatto ambientale dell’industria della moda.

“Lo scenario lì era allarmante, racconta Letizia, meravigliose foreste con alberi secolari piene di plastica e ovunque l’odore pungente della plastica bruciata, tant’è che ancora oggi, se sento quell’odore, lo collego subito al Vietnam”. Così, rientrata in Italia, consegue un corso intensivo di alta formazione in design di moda all’Accademia del Costume e della Moda di Roma e segue contemporaneamente un ciclo di seminari sulla moda sostenibile organizzati da OOF e dalla Fondazione Gianfranco Ferré a Milano.

CRU LE è la somma di tutte le esperienze di Letizia, del suo vissuto, della sua personalità, non è un caso che sia l’acronimo del suo nome e cognome (cognome e nome per l’esattezza), con la sostenibilità intesa come “re-innamoramento continuo dei propri capi, rispetto che porta a ripararli, a scoprire come trattarli al meglio per sostituirli il meno possibile”.

courtesy CRU LE

Un approccio circolare quindi, anche questo ereditato dalla famiglia, dove era normalissimo riutilizzare tutto senza buttare via niente, aggiustando in modo creativo e riparando. Perciò la maggior parte dei tessuti per i capi provengono da giacenze invendute pre-consumer o da filati riciclati. Anche la versatilità, altro cardine del brand, si può far risalire alle origini della designer, che viene da un paesino della maremma Toscana, quindi desiderio di praticità e di combinare il bello con l’utile.

Le creazioni CRU LE si basano sulla ricerca di una semplicità mai scontata né banale; ogni collezione si ispira a emozioni o concetti cari a Letizia, che può quindi esprimersi proprio come si fa con l’arte, mondo dal quale proviene. Pochi i pezzi proprio in nome di quel concetto del poco ma di qualità, con una predilezione, dicevamo, per la versatilità come massima espressione di sintesi, per rendere un capo interessante, stimolante, ma anche pratico, come i capospalla modulari, cioè smontabili e rimontabili. Tramite delle cerniere l’outerwear si adatta alle esigenze della giornata, più corto, più lungo, con e senza maniche, ma c’è anche la possibilità di sostituire i pezzi trasformandolo in un capo completamente nuovo e più durevole.

Fondamentale la ricerca delle materie prime, con una predilezione per materiali sostenibili, riciclati o riciclabili, in un ottica di circolarità e dando particolare risalto al made in Italy. Rispetto dunque per i capi ma anche per le persone con cui Letizia collabora e naturalmente per il Pianeta, facendo il meglio nella fase di design per abbassare l’impatto ambientale.

Sfaccettata quindi l’idea che ha Letizia Cruciani della sostenibilità e così infatti dovrebbe essere, qualcosa di multidisciplinare, dinamico e interattivo in cui intervengono vissuto ed esperienze del designer, insieme a una spiccata sensibilità che fa andare l’oltre la mera estetica per abbracciare il senso più profondo del lavoro creativo.

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