“E’ con il cuore triste e pesante che dopo aver creato per 20 anni calzature vegane di lusso, Beyond Skin chiude l’attività. Sfortunatamente gli ultimi 2 anni di turbolenze globali hanno preso il sopravvento.”

E’ con parte di questo annuncio (il testo intero l’ho usato come cover del post) che pochi giorni fa Beyond Skin, marchio inglese di scarpe vegane di alta gamma, ha dato l’addio ai propri clienti e follower sia sul proprio sito che sulle pagine social.

Lo devo dire, ci sono rimasta male. Non ero un’affezionata cliente, neanche cliente in realtà, ho visitato spesso il loro shop ma i costi, devo ammetterlo, erano troppo elevati per i miei standard, infatti si definivano ‘luxury brand’, giustamente.

Ma qui non conta se io, personalmente, potessi o meno permettermi le loro scarpe; ciò che mi lascia perplessa è che un brand pioniere della moda sostenibile (fondato nel 2001), che ha saputo creare attorno ai propri prodotti un’aura cult, con un design accattivante, le silhouette di ispirazione vintage ma molto contemporanee, l’alto livello di qualità e di artigianalità (il design era inglese ma venivano realizzate a mano in Spagna usando materiali italiani), si trovi a un punto tale da dover chiudere.

Lo scrivono chiaramente che la decisione è dovuta agli “ultimi 2 anni di turbolenze globali”, cioè alla pandemia e, certo, questo è stato un periodo che ha colpito pesantemente tutti i settori, anche quello della moda, lo sappiamo e ne abbiamo anche parlato, però, c’è un però: i brand del lusso mainstream hanno chiuso da record il 2021, a cominciare dal colosso mondiale LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton SE, che ha marcato una crescita del +20% rispetto al 2019, quindi pre-pandemia. Pare proprio che il settore del lusso “abbia corso talmente veloce da cancellare gli strascichi del coronavirus, anzi che abbia usato i tempi del lockdown per snellire i costi, velocizzare i processi e spingere sul digitale, che resta un canale residuale ma in crescita costante per tutti i brand”.

Anche Beyond Skin faceva parte dei brand di alta gamma, anche se non di quelli mainstream ma pur sempre un marchio consolidato che si era creato una bella nicchia di clienti e non dall’altro ieri.

E allora la domanda, cui non ho risposta ma che rivolgo anche a voi, per capire e darsela, una spiegazione, è: perché un brand pioniere del lusso sostenibile ha dovuto chiudere i battenti dopo ben 20 anni di onorata carriera a causa della pandemia e invece i marchi del lusso tradizionale, da Prada a Moncler a Tod’s, che per tanti aspetti della produzione lasciano molto a desiderare per delocalizzazioni selvagge, sfruttamento della manodopera e altro, non solo hanno fatturati da record ma hanno battuto le loro stesse aspettative di risultati?

Forse perché i ricchi, cioè la loro clientela, si sono fatti ancora più ricchi e quindi hanno battuto il ferro lì dov’era già caldo? Ma se doveva essere premiata la sostenibilità, come mai Beyond Skin non è sopravvissuta alla crisi, anzi, ha dovuto chiudere?

Oltretutto, se si digita ‘Beyond Skin’ su google, manco una piccola news su questa chiusura, neanche nei siti internazionali o in quelli britannici … tutto ciò mi porta a una riflessione che rivolgo anche a voi: è cambiato davvero qualcosa dopo questa pandemia?

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