E’ diciamo da qualche tempo che si parla di un approccio al consumo sempre più responsabile e attento, soprattutto dallo scoppio della pandemia, che ha davvero cambiato i nostri stili di vita e non per forza in peggio.

Avevamo già affrontato il discorso dal punto di vista degli addetti al settore moda, con prese di posizione nette da parte di marchi e designer, ma non si può non tenere conto dell’atteggiamento del consumatore, che è quello che muove fondamentalmente l’economia. E in un momento di forte crisi e incertezze per il futuro, ciò che si delinea è comunque un quadro confortante, com’è emerso anche dal talk di Expo Riva Schuh, la fiera internazionale di riferimento per la calzatura di volume e Gardabags, il suo Salone dedicato all’accessorio, che si tengono due volte all’anno a Riva del Garda.

I live talks di Expo Riva Schuh sono un programma di incontri online pensati per accompagnare la community della calzatura e dell’accessorio off-show e durante tutto il corso dell’anno con tavole rotonde, dibattiti e approfondimenti sui più importanti temi dell’attualità di settore.

Nel talk ‘The Future Shopper – part 1’ si è parlato proprio del cliente del futuro, identificando alcune caratteristiche da cui il mercato non può prescindere e su cui deve necessariamente adeguare un modello di riferimento sempre più ‘phygital’ in cui l’esperienza di acquisto, improntata al digitale, non escluda quella fisica. Con tutto quello che comporta. 

Ma soprattutto è emerso il lento progredire di un trend ‘local vs global’, come conseguenza diretta dell’emergenza attuale, cui si unisce un aspetto più legato alla sostenibilità, che porta in primo piano la maggiore consapevolezza di acquisto che premia la trasparenza di valori dei brand. Un consumatore informato, che sa cosa cerca ed esige informazioni su ciò che acquista, è quello con cui il mercato si dovrà sempre più confrontare. Anche e soprattutto in uno scenario sempre più dominato dall’e-commerce, in cui alla rapidità di acquisto si contrappone una tempistica più dilatata che permette di costruire una più attenta percezione del prodotto.

In questa cornice in movimento si inseriscono i profili delle cinque tipologie di consumatore emersi dal confronto, a partire dal ‘Value Shopper’, il cui processo decisionale legato all’acquisto segue dinamiche precise che interessano l’intera identità del brand coinvolto. C’è poi il ‘Local Shopper’, la cui capacità di acquisto, quando non è orientata al web, si rivolge alla realtà locale a lui nota e vicina, guidato da ragione emotive così come qualitative del prodotto che conosce e che diventano garanzia di quello che acquista. Qualità che è centrale anche per lo ‘Slow Shopper’, attento alla sostenibilità quanto al recupero di una dimensione meno frenetica anche nel processo di acquisto di cui ama assaporare i momenti e condividerli con la community, e per l”Autonomous Shopper’, che ha traslato l’isolamento del lockdown nell’esperienza di shopping in autonomia e preferibilmente online. Agli opposti si situa l”Optimistic Shopper’, la cui carica immaginativa e creativa lo porta a considerare positivamente le opportunità generate dalla pandemia ma, al contempo, ad auspicare un ritorno alla dimensione fisica dell’acquisto. 

Sembrano quindi punti positivi da cui si può sperare di ripartire, nonostante l’incertezza del momento, facendo leva soprattutto sulle nuove generazioni, che hanno scoperto il valore delle pratiche sostenibili e le mettono in atto, ponendo le basi di un consumo sempre più connesso e consapevole.

 
 

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